Gian Maria Volonté: a questa Italia conviene dimenticarlo

06/12/2014 - di 

Moriva vent’anni fa, il 6 dicembre del 1994, il più grande attore del cinema italiano e forse mondiale. Era sul set de Lo sguardo di Ulisse, a Florina. Il suo cuore non resse. Dopo di lui, il diluvio. Nel cinema e non solo.

C’è da immaginarseli, Gian Maria ed Elio Petri, da vent’anni di nuovo insieme, guardare questo paese di cittadini al di sopra di ogni sospetto. Ce li abbiamo davanti mentre sorridono amari per aver previsto tutto, per aver già raccontato tutto. Forse con dei “cattivi” vagamente meno grotteschi e gretti.

C’è da immaginare quell’uomo dal viso inconfondibile e unico, quell’attore che non ha avuto pari nella storia del cinema italiano e mondiale, inasprirsi di fronte allo squallore della politica e della società che lui stesso, con la sua arte, ha provato a rendere migliori. Facendo western o cinema civile, lavorando con Monicelli nel mitico L’Armata Brancaleone o mostrando una storia diversa con Rosi, Petri, Montaldo.

C’è da immaginare, infine, con che sarcasmo sprezzante accoglierebbe, Volonté, la notizia che per lui, a vent’anni dalla morte, ci sono ben poche commemorazioni. Una nella sua Velletri, rifugio speciale per lui e poi stabilmente casa, oltre all’amata Maddalena. E un’altra, fra qualche giorno, nella scuola alla Magliana che porta il suo nome ed è stata voluta fortissimamente dal regista e lì direttore artistico Daniele Vicari, dal presidente del comitato scientifico Valerio Mastandrea (di cui fanno parte, tra gli altri, Montaldo, Scola, la figlia Giovanna Gravina e molti altri), dal coordinatore didattico Antonio Medici. Lunedì 12 renderanno onore al loro ispiratore.

E poi? Basta. Se metti il nome Gian Maria Volonté sulla finestra di ricerca di agenzie e google, non trovi dichiarazioni né annunci di iniziative. Un po’ schifato, allora, apri la guida tv. Per consolarti, magari, con un film dei suoi. Ne ha fatti tantissimi (quasi 60, in meno di un quarto di secolo) e sostanzialmente nessuno, spesso per merito suo, mal riuscito. Non credi ai tuoi occhi. Il servizio pubblico lo ignora, tra canali generalisti e specialistici (tra cui uno che si chiama Rai Movie), i privati anche. Tranne Iris, palinsesto di cinema tra i migliori, che riscatta tutti con un poker di lavori del Nostro: il mitico Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto in prima serata, anticipato nel tardo pomeriggio da Per qualche dollaro in più e seguito da La classe operaia va in Paradiso. E per i nottambuli il sottovalutatoTre colonne in cronaca, del 1990, diretto da Carlo Vanzina e che gli vede accanto un giovane Sergio Castellitto. Gran bel passaggio di consegne.

Ne riderà Gian Maria con Elio, dimenticato prima di lui. Il loro ricordo è affidato a coloro che li hanno amati e continuano a farlo: agli appassionati, ai cinefili, alla figlia Giovanna Gravina Volonté che gli ha dedicato uno splendido festival (La Valigia dell’Attore) a La Maddalena, la “sua” isola, rassegna (con tanto di laboratorio per giovani attori, praticamente gratuito) che alla decima edizione non sa mai se vivrà la prossima, tanto è ignorata da istituzioni e non. Alla moglie Paola per il regista del suo cuore, instancabile nel ricordarci il marito e il grande autore. Come mai non siamo qui a vivere un’overdose di Volonté? Perché, come Elio, erano scomodi, insopportabili nella loro lucida purezza, nella loro ricerca costante ricerca di giustizia e verità, nella loro arte complessa e coraggiosa, che insieme li ha visti sbugiardare le nostre divise ipocrite, il nostro capitalismo, la politica d’alto livello.

Pensando a Gian Maria Volonté, vien voglia, in questi giorni, di rivedere A ciascuno il suo, in cui i due, con l’aiuto di Sciascia, ci dissero quanto siamo mafiosi, noi italiani, dentro. E in questi giorni in cui abbiamo scoperto pure la quinta mafia, quella Capitale, non sarebbe male ricordarcelo. Ma se Alberto Sordi accarezzava le nostre debolezze e ora ci ricorda che siamo stati berlusconiani ben prima di Sua Emittenza, il rigore e la grandezza del protagonista di Sacco e Vanzetti, Giordano Bruno, Uomini contro, Il caso Mattei e Cristo si è fermato a Eboli (già, oltre ad Elio GMV ha fatto cose meravigliose anche con Giuliano Montaldo e Francesco Rosi) ci mette e ci ha sempre messo di fronte all’abisso in cui il nostro paese precipita da decenni.

La follia dell’operaio Lulù Massa come la grandezza soppressa di Mattei, la nobiltà di Bartolomeo Vanzetti come il “bruciante” orgoglio di Giordano Bruno, la nostra coscienza ne La storia semplice o ciò che ci ha mostrato con Bellocchio, Volonté è semplicemente tutti noi. Ma senza catarsi, senza facili scorciatoie. E’ un esempio e un’accusa il suo lavoro, febbrile e appassionato, ma anche selezionato e senza concessioni al successo personale. Disse no, quest’attore immenso, a Fellini e Coppola. Il Casanova e Il Padrino non rientravano nella sua idea di cinema, una visione complessiva di mondo che lui pretendeva migliore, una Settima Arte che aveva responsabilità non solo creative e artistiche, ma anche sociali e morali.

Questo paese, invece, ama affogare nel fango, guardarsi allo specchio mentre nuota nel letame. Uno come lui, quindi, ci conviene dimenticarlo (anche se almeno i giornali ne hanno scritto, va detto: poco e non benissimo, ma almeno lo hanno fatto). Guardiamoci la finale di Ballando con le stelle su Rai Uno o John Wayne su Rai Movie, Van Damme su Rete 4 o improrogabili serie televisive sul resto del servizio pubblico.

Non sintonizziamoci su Iris: noi, a Volonté, non ce lo siamo mai meritato.

Fonte: giornalettismo.com

L’Assassino Dvd and Blu Ray–Review: Philip French on Elio Petri’s sophisticated political thriller

Marcello Mastroianni as an antiques dealer in trouble in L’Assassino.
Following the decline of neorealism, the Italian cinema suddenly renewed itself both thematically and stylistically in the 1960s. The social criticism still came largely from the left, extending from the spaghetti western to satires on middle-class life like Pietro Germi’s Divorce Italian Style, and chief among the influential new innovators were Fellini, Antonioni, Visconti, Rosi, Pasolini and Bertolucci. From this list, the name of Elio Petri (1929-82) is too often missing nowadays. A working-class Roman intellectual, Petri wrote trenchant film criticism for the Communist paper L’Unità and realistic screenplays. After the Hungarian invasion, he quit the party and made his directorial debut in 1961, reconciling his Marxism and his desire to reach a popular audience. His aim was to combine sharp political commentary, technical sophistication and star performances, and this he achieved with the political thriller L’Assassino.

The Italian cinema’s leading actor of the day, Marcello Mastroianni, gives a superb performance as Alfredo Martelli, an unscrupulous antiques dealer with a smart shop near the Spanish Steps, who one morning is picked up by some aggressive cops and accused of killing his wealthy sponsor and mistress (the beautiful Micheline Presle). Like a cross between JB Priestley’s An Inspector Calls and Kafka’s The Trial, L’Assassino sees Alfredo being broken down by the good-cop bad-cop interrogation approach over a harrowing day and night. Responding to their questions, Alfredo slides in and out of flashbacks (a cinematic style then unfamiliar), exposing his ethical shortcomings, guilt and revealing the bad faith underlying middle-class Italian life.

The movie is a tour de force, restlessly shot in a disturbing monochrome by Carlo Di Palma, soon to emerge as one of the cinema’s greatest colour cinematographers. Petri’s collaborator was one of Italy’s greatest co-scriptwriters, the poet Tonino Guerra, the subject of a 50-minute interview on this Blu-Ray disc.

Before his death of cancer in 1982, Petri went on to make 10 substantial movies, the most famous (a companion piece to L’Assassino) being Investigation of a Citizen Above Suspicion (1970). It stars the leftwing actor Gian Maria Volonté, another regular collaborator, as a near psychotic homicide cop so convinced he’s above the law that he kills his mistress to test his theory. It won an Oscar as best foreign language film.

fonte: theguardian.com

Rassegna al Museo ICA di Londra dal 5 all’ 11 settembre 2014

Elio Petri: The Forgotten Genius

5 Sep 2014 – 11 Sep 2014

The ICA and Shameless Films Entertainment are proud to present a selection of films by Elio Petri, one of the most fascinating and intriguing filmmakers in Italian cinema of the 1960s and 70s. This selection of films aims to help the British public rediscover a thought-provoking and versatile filmmaker and to re-establish the critical recognition granted to other masters of Italian cinema. Petri is without a doubt one of the sharpest and most elegant of Italian filmmakers of the late 20th century.

Four films are being shown as part of this retrospective, starting with the Oscar winning Investigation of a Citizen. Other features include the much imitated sci-fi movie The 10th Victim, the claustrophobic thrillerA Ciascuno il Suo (We Still Kill the Old Way) and the unsettling psychological drama A Quiet Place in the Country.

Uncomfortably individualistic, impeccably stylish and irreverent interpretations of Italian reality, Petri’s films contributed to the period’s political and intellectual debate. Controversial, complex and visually arresting, his films are driven by observations on society and power, exploring social issues still relevant today, such as organised crime, the relationship between authorities and citizens, the role of artists in society, working class rights and consumerism; yet despite these contemporary concerns, Petri and his work remain difficult to classify.

Each of his films stand alone, both in their concept and execution, something which disconcerted critics and cinema experts alike at the time of their release. Since his films always contain an element of social observation, he was branded a ‘political’ director and this definition has perhaps made him appear a difficult, heavy filmmaker and obscured the tragicomic and irreverent elements often included in his films.

Dark, surreal and grotesque, his work remains one the most exciting examples of Italian cinema. His visual style is dazzling and memorable, and unquestionably he belongs alongside the great masters such as Fellini, Visconti, Pasolini and Bertolucci in the pantheon of Italian directors.

This selection of films gives the British public a rare opportunity to rediscover a provocative filmmaker who used various genres and styles, transcending them but remaining true to his idea of entertaining while asking questions.