L’inviato dalla rete, 2013

FEDERICO BACCI. ELIO PETRI: UN REGISTA CHE INTERPRETAVA CREATIVAMENTE LA REALTÀ
(Le reti di Dedalus, dicembre 2011) 

Da A ciascuno il suo (1967) a Todo modo (1976), come affronta Petri i testi di Leonardo Sciascia? 

“Petri come autore non si è mai sottratto al confronto con altri autori. Nella sua carriera ha tratto ispirazione da Lucio Mastronardi – Il maestro di Vigevano, 1963 -, Robert Shekley – La Decima vittima, 1965 -, Jean Paul Sartre – Le mani sporche, 1978, per la televisione -, Arthur Miller – L’orologio americano, 1981, per il teatro – e appunto Sciascia. Parlo di confronto perché proprio di questo si tratta: Petri prende ispirazione dal testo, lo usa come base di partenza, ma allo stesso tempo lo rielabora, facendolo suo. In questo processo, tipico della cultura cinematografica, dove si deve eseguire forzatamente un adattamento per rendere con le immagini quello che è scritto in maniera astratta su carta, Petri va a interagire con il senso più profondo delle storie, modificandole, facendole diventare utili ai suoi concetti. Questo processo, all’inizio timido con Il Maestro di Vigevano, poi sempre più spregiudicato, come in La decima vittima dove, forse per mancanza di fondi, deve adattare tutto l’impianto e trasformarlo in un’opera pop. Con A ciascuno il suo il processo diventa evidente tanto da spingere Sciascia a dichiarare in una lettera a Petri: La mia previsione che avresti fatto un ottimo film, ma diverso dal libro, si è avverata. Che il film è ottimo non sono soltanto io a dirlo, sto leggendo tutte le critiche che mi sono arrivate dall’eco della stampa; e ne sono contento. Perché al di là del dissenso sul modo di vedere un libro, e direi al di sopra, c’è la stima e l’amicizia che sento per te. E mi piace riconfermare in tutta sincerità, che non c’è stato tra noi alcun malinteso, né io ho avuto delusione ed amarezza nel fatto di scoprire, nella sceneggiatura e ora nel film, che tu hai fatto un’altra cosa. C’è il film; e c’è il libro – e chi vuole, dopo aver visto il film può prendersi il gusto di leggerlo, se ancora non lo ha letto: il che mi pare che accada …-. In questo estratto della lettera di Sciascia non posso fare a meno di leggere una sorta di lasciapassare ironico dato dallo scrittore al regista, un’approvazione in forma quasi contrattuale, una sorta di ‘constatazione amichevole’ siglata dopo un tamponamento fra regista e scrittore. E Petri la prende per buona portando a compimento questa operazione con Todo modo. In Todo modo Petri scardina il romanzo di Sciascia usandone le parti per mettere in scena la sua opera grottesca; mantiene il processo, ma lo fa alla classe politica DC impersonandola, creando una serie di maschere che ne rappresentino movenze, fattezze e vizi. Sulla scena, Volonté diventa un Moro più vero del vero, usa la maschera per rappresentare, rasenta l’imitazione, Alfredo Rossi ne Il Castoro la chiama la ‘piazza carnevalizzata’; è come se Petri si fosse creato la propria scena muovendoci sopra i personaggi creando l’opera totale, il distacco dalla realtà apparentemente è massimo, tutto sembra sovraccaricato, il processo di distacco dalla radice neo realista e della commedia oramai è completo, ma allo stesso tempo tutto è realissimo, il film comunica a livello emozionale… E sono sensazioni volute dall’autore.

 

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