Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto

È l’aver rovesciato un tabù, l’aver cioè preso un poliziotto come emblema di criminosità, che ha fatto di “Indagine” un film politico. Invece il suo lato più interessante riguarda lo descrizione di un meccanismo interiore, che tutti portiamo dentro, quelli che il potere lo esercitano, e anche i sudditi. Ognuno ha lo sua fetta di potere e tende ad esercitarla in modo autoritario, perchè dentro di noi è disegnata una società repressivo che domanda continuamente una presenza paterna, facendo di tutti noi dei bambini. lo credo che se “Indagine” ottiene ancora consensi è perchè in esso c’è qualcosa che riguarda lo nostra interiorità: posso spiegarmi il ripetuto successo televisivo del film solo così; altrimenti, se uno pensa alla difficile vita attuale dei poliziotti, il film dovrebbe sembrare antidiluviano.

Elio Petri
dal libro “L’avventurosa storia del cinema italiano”

Sceneggiatura: Elio Petri, Ugo Pirro
Fotografia: Luigi Kuveiller
Montaggio: Ruggero Mastroianni
Musica: Ennio Morricone
Interpreti: Gian Maria Volonté, Florinda Bolkan, Gianni Santuccio, Sergio Tramonti, Salvo Randone
Produzione: Daniele Senatore per Vera Films, Marina Cicogna per Euro International Films Distribuzione Columbia

Capo della squadra omicidi, soprannominato “il dottore’; nel giorno della promozione all’ufficio politico uccide la sua amante, colpevole di averlo deriso. Invece che cancellare le tracce del delitto, si impegna a moltiplicare gli indizi a proprio carico, ma le indagini non lo sfiorano perché il suo ruolo lo mette al riparo da ogni accusa. Nemmeno la confessione produrrà alcun effetto, perché i superiori vogliono evitare in ogni modo che il potere perda credibilità.

          

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