Un tranquillo posto di campagna

Il soggetto di “Un Tranquillo Posto di Campagna” risale al ’62, l’avevo scritto con Tonino Guerra, ma potei girarlo solo sul finire del ’67. In quegli anni si parlava molto dell’alienazione, tipica della ricerca antonioniana. Si può parlare di una vera e propria schizofrenia dell’uomo moderno. Credo, per esempio, di essere io stesso schizoide. Professo idee tipiche degli ambienti della sinistra rivoluzionaria, e partecipo al sistema capitalistico, sfrutto degli sfruttatori. Non direttamente, nel senso economico, ma, il risultato è lo stesso, dal punto di vista sociologico, sul piano del privilegio, della paga. Per il momento è una faccenda solo morale, ma è una situazione da schizofrenia. La ragione per cui difendo “Un Tranquillo Posto di Campagna” è questa: era il ritratto di un artista, di un intellettuale borghese e della sua scissione. Era un artista borghese che, almeno per quanto stava nei suoi mezzi espressivi, aveva tentato di rivoluzionare le forme, le formule, e che si trovava prigioniero del sistema della produzione in serie. Di qui la sua fuga verso i fantasmi della cultura romantica. Il film era una critica, dall’interno certo, dell’intellettuale. Insomma eravamo alle soglie del ’68, e questo è il mio ultimo prima di “Indagine”, prima cioè di film che potessi sentire utili a qualcosa.


Elio Petri
dal libro “L’avventurosa storia del cinema italiano”

Sceneggiatura: Tonino Guerra, Elio Petri, Luciano Vincenzoni
Fotografia: Luigi Kuveiller
Montaggio: Ruggero Mastroianni
Musica: Ennio Morricone
Interpreti: Franco Nero, Vanessa Redgrave, Gabriella Grimaldi, Madeleine Damien, Produttore, Alberto Grimaldi
Distribuzione: United Artists

Un pittore di successo si rifugia in un’antica villa veneta assieme alla propria amante, per superare una crisi creativa. Ossessionato da strane apparizioni, si convince che il luogo sia abitato dallo spettro di una contessina diciassettenne e ninfomane, che abitava la casa e che vi fu uccisa. Finirà in manicomio ma continuerà a dipingere con grande profitto della sua amante, che lui immagina di avere ucciso.

        

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